L’eterno revisionismo italiano

Mentre a Milano c’è chi brinda all’Olocausto (il foglio del centro sociale neonazista “Cuore nero”), il parlamento si appresta a insultare chi ha vissuto gli orrori del fascismo, chi ha combattuto nella resistenza e chi credere ancora nei valori della democrazia. L’operazione di revisionismo storico è contenuta nel disegno di legge 1360 che intende minare le basi della nostra Costituzione equiparando i partigiani, i deportati e le vittime del nazi-fascismo ai repubblichini di Salò. Il testo varato dall’attuale maggioranza parlamentare vuole istituire l’Ordine del Tricolore (con tanto di assegno vitalizio), sostenendo “la pari dignità di una partecipazione al conflitto, di molti combattenti giovani e meno giovani, cresciuti nella temperie culturale guerriera e imperiale del ventennio, che ritennero onorevole la scelta a difesa del regime ferito e languente”, perché oggi “è finalmente possibile quella rimozione collettiva della memoria ingrata di uno scontro che fu militare e ideale”. Un testo che ricorda quello usato dalla propaganda del regime fascista, e dall’altrettanto chiaro contenuto. Di fronte a una crisi economica devastante, il Parlamento italiano non trova di meglio che discutere di onorificenze e connessi emolumenti economici (200 milioni di euro l’anno, a decorrere dal 2009) per i combattenti fascisti della Repubblica Sociale Italiana, parlando per giunta di uno scontro anche “ideale”. Quale ideale? L’instaurazione della Repubblica Sociale Italiana sotto diretta tutela della Germania nazista fu l’inizio del rastrellamento metodico degli ebrei italiani, cui contribuirono attivamente gli apparati della Repubblica Sociale. Di tutti gli ebrei italiani deportati, il 35,5% venne catturato da funzionari o militari italiani della R.S.I., il 4,44% da tedeschi ed italiani insieme e il 35,5% solo da tedeschi (Picciotto Fargion, Il libro della memoria. Gli ebrei deportati dall’Italia 1943-1945, Mursia, Milano 1991). Ecco l’”onore” infame della R.S.I. e di chi ne onora oggi la memoria: razzismo, violenza, subalternità idiota a una gerarchia.

Un commento su “L’eterno revisionismo italiano”

  1. Non ho mai creduto alla storiella degli italiani tutti buoni e solidali e democratici (come se il fascismo non avesse avuto consensi, prima e durante la guerra), ma non conoscevo i dati sui rastrellamenti degli ebrei italiani. E i numeri parlano da soli.
    Questo disegno di legge ha, tra le altre cose, il demerito di IMPEDIRE una riflessione sui destini personali di alcuni aderenti alla Repubblica di Salò. Alcuni – non tutti – erano giovanissimi e, nati e cresciuti durante il Ventennio, pensavano davvero di “difendere l’onore della Patria” schierandosi con i nazisti. E per questa menzogna, che loro vivevano ingenuamente e disinteressatamente come un ideale, sono morti. A loro andrebbe riservata la pietas che spetta ai nemici “giusti”, ma la militarizzazione di tutto (memoria, territorio…) portata avanti da questo governo renderà impossibile anche questo tipo di comprensione personale.

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