Il “bianco Natale” della Lega

Istigatori sempre più efficaci degli istinti primordiali degli italiani, gli esponenti del partito di Umberto Bossi non finiranno mai di stupirci. L’ultima ‘trovata’ è opera della vis comunicativa del sindaco di Coccaglio, un piccolo comune del bresciano, che ha deciso di mandare i vigili urbani a controllare i permessi di soggiorno degli immigrati per favorirne l’espulsione. Obiettivo dell’operazione: fare repulisti in tempi rapidi, entro il 25 dicembre. Non a caso l’iniziativa è stata battezzata “White Christmas”, senza nascondere una certa vena d’ironia. Ma più che alla canzone di Bing Crosby fa pensare al colore dei cappucci del Ku Klux Klan.

Ecco il commento di Alessandro Portelli uscito ieri su “Il Manifesto”

E’ proprio vero che siamo un paese di poeti santi e navigatori. Solo in un paese di geni assoluti poteva essere concepita l’idea, scaturita dalla fervida immaginazione di un paese del bresciano, di lanciare di qui a Natale una campagna di pulizia etnica e chiamarla “White Christmas.” La trovo un’idea entusiasmante. In primo luogo, perché spazza via tutte le menzogne mielate di quando ci raccontavano che a Natale siamo tutti più buoni: prendere spunto dal Natale per diventare più cattivi, e farlo in nome delle nostre radici cristiane mi pare un’operazione liberatoria di verità assolutamente ammirevole. Altro che cultura laica.
Qualche anno fa, quando il mio quartiere scese in piazza per impedire il trasferimento in zona di qualche famiglia rom, una compagna disse: “Non è razzismo, è cattiveria.” Scrissi allora, e mi ripeto: non distinguerei fra le due cose (il razzismo è cattiveria), ma trovo giusta questa parola, “cattiveria”, così elementare da essere caduta in disuso, perché qui è proprio l’elementarmente umano che sta in gioco. D’altra parte, un esimio leghista ministro della repubblica aveva già proclamato che bisognava essere cattivi con gli esseri umani non autorizzati. Disciplinatamente, fior di istituzioni democratiche eseguono: sbattono fuori dalle baracche i rom a via Rubattino a Milano e al Casilino a Roma e i marocchini braccianti in Campania, incitano i probi cittadini dei villaggi lombardi a denunciare i vicini senza documenti, premiano con civica medaglia intitolata a Sant’Ambrogio gli sgherri addetti ai rastrellamenti dei senza diritti. Fini dice che sono stronzi: no, non sono solo stronzi, sono malvagi.
Su un piano più leggero, trovo altrettanto geniale è proclamare che l’operazione si fa in nome dell’ incontaminata cultura lombarda e bresciana – e chiamarla con un nome inglese, per di più orecchiato da una canzone e un film americano. Non si potrebbe trovare un modo migliore per prendere in giro tutta la mitologia lombarda delle radici e della purezza culturale. Non è solo una bella presa in giro di quelli che mettono nomi lumbard sui cartelli all’ingresso dei paesi. Ma è anche un modo per ricordarci che non esiste cultura più paesana, più subalterna e più provinciale di quella che finge un cosmopolitismo d’accatto.
E infine, la trovata dell’inglese è una spietata denuncia dell’ipocrisia razzista. Dire “bianco Natale” significava mettere troppo in evidenza il colore della pelle, perciò lo diciamo con una strizzata d’occhio –dire le cose in inglese, non solo in questo caso ma più in generale ormai, significa dirle ma non dirle, è la nuova forma della semantica dell’eufemismo. E poi, “Christmas” invece di Natale: e hanno ragione, il nostro tradizionale Natale è sempre più sovrastato dall’americano Christmas, lasciamo perdere il misticismo e corriamo a fare shopping.
Aveva proprio ragione la mia amica appalachiana che diceva, “noi poveri di montagna non sognavamo un bianco Natale. Se nevicava, era più che altro un incubo.” Io non so che Natale sognino i senza documenti del bresciano, dopo questo bell’esempio di cristianesimo. La cosa che immagino è che, cacciati dal villaggio, gli stranieri sbattuti fuori di casa andranno a dormire in una stalla e faranno nascere i loro clandestini bambini in qualche mangiatoia.

2 commenti su “Il “bianco Natale” della Lega”

  1. Caro Riccardo, qualche giorno fa avevo scritto al sindaco di Coccaglio. Ti invio la lettera. Grazie per il tuo impegno.

    Signor Sindaco
    di Coccaglio,
    “tutela dei più deboli ed indifesi anche attraverso l’attenzione alla famiglia ed utilizzo delle risorse per il raggiungimento dell’uguaglianza sociale intesa come parità di opportunità per la responsabilizzazione di ognuno”, ed ancora
    “creazione di una comunità solidale, tollerante, non violenta ed aperta alla valorizzazione delle capacità dei singoli ed associati, al fine del servizio comune”, ed ancora
    “promozione di una cultura di pace nella consapevolezza che la dignità umana e la vita sono beni naturali inalienabili”, ed ancora
    “ricerca della collaborazione e della coesistenza pacifica con ogni essere umano, indipendentemente dalla razza e dalle caratteristiche naturali, culturali e religiose e promozione dei valori di solidarietà e libertà al fine di rimuovere ogni causa e forma di discriminazione e di emarginazione”, ed ancora
    “sviluppo della democrazia, intesa come esercizio di virtù sociali, da esercitare nella disponibilità personale e nei vari gruppi ed istituzioni intesi come sintesi delle volontà individuali”.
    Questi, Signor Sindaco, sono i “criteri e principi” affermati all’Art.2 dello Statuto del Comune di Coccaglio.
    La invito a leggerli, nel caso non l’avesse ancora fatto, o a rileggerli poiché chiunque, a vario titolo, dovesse venire in contatto o essere oggetto delle politiche sociali del suo Comune, si attende da questo, comportamenti coerenti con i suoi testé citati principi ispiratori o, quanto meno, conformi.
    La cosiddetta operazione “Bianco Natale” mi pare tradisce e viola palesemente le regole morali, di alto profilo umano che lo stesso Comune si è deliberatamente dato.
    Inoltre, appare di pessimo gusto e irrispettoso chiamare “Bianco Natale” un’iniziativa che nulla ha da spartire né con il colore bianco, simbolo del candore, né tantomeno con il Natale, simbolo della festività dell’amore!.
    Piuttosto ricorda, tristemente, almeno per le stesse caratteristiche di disprezzo e discriminazione, ciò che era (ed è) scritto all’ingresso di una struttura, collocata un poco più a nord di Coccaglio, che illustrava come i suoi sfortunati ospiti venivano intrattenuti, intanto che il lavoro li rendeva liberi, anche durante i Bianchi Natali.
    Signor Sindaco, comprenda l’indignazione, quella mia che è tanta ed aumenta man mano che altri suoi Colleghi mostrano con parole e fatti non solo l’anacronismo di taluni provvedimenti assunti, ma anche un’ideologia – ammesso che così si possa chiamare – che prevede una costante e cieca obbedienza, talvolta rimanendone vittime inconsapevoli, agli stimoli meno nobili del genere umano, scambiandoli artificiosamente per Legge e/o per Cultura dell’onestà.
    A tal proposito, le trasmetto alcune parole, anche queste scritte e pronunciate, però da un altro Terrone come me e sulle quali la invito a riflettere affinché ne possa trarre gli opportuni benefici: Si è smarrito il senso della legge, del diritto, della giustizia e lo si va sostituendo in una collocazione speculare a tutto ciò che si dice di voler combattere; lo si va sostituendo con l’arbitrio, la sopraffazione, la violenza. Fra la stupidità e la malafede qualcosa si prepara. (Leonardo Sciascia).
    Nel ringraziarla per la cortese attenzione, le sarei grato se potessi sapere se all’interno dei locali del Comune di Coccaglio, rimangono appesi i Crocefissi.
    Cordiali saluti.

  2. Non c’è più una visione del bene comune. Il sentimento dominante è di difendere il proprio interesse particolare e quello del proprio gruppo. Magari pensano di essere buoni cristiani perché qualche volta vanno a messa e fanno avvicinare i loro figli ai sacramenti. Ma il cristianesimo non è quello, non soltanto quello. I sacramenti sono importanti se coronano una vita cristiana. La fede è importante se procede insieme alla carità. Senza la carità la fede è cieca. Senza la carità non c’è speranza e non c’è giustizia».
    «Far del bene, aiutare il prossimo è certamente un aspetto importante ma non è l’essenza della carità. Bisogna ascoltare gli altri, comprenderli, includerli nel nostro affetto, riconoscerli,rompere la loro solitudine edesser loro compagni. Insomma amarli.La carità non è elemosina. La carità predicata da Gesù è partecipazione piena alla sorte degli altri, Comunione degli spiriti, lotta contro l’ingiustizia».
    E’ parte di un’ intervista che il Cardinale C.M Martini,lo stesso che in questi giorni è stato definito dai leghisti”imam”ha rilasiato a Scalfari.Io sono buddista ma non avrei saputo descrivere meglio il concetto della compassione che è il cardine della mia religione. Per poter essere compassionevoli dobbiamo prima di tutto esserlo con noi stessi e con chi è parte della nostra famiglia solo così potremo esserlo con gli altri.Solo quando tutti noi comprenderemo che dire “il natale è la festività dell’amore”non è un esercizio esclusivamente dialettico ma è l’agire quotidiano per praticare la compassione che trasforma tutta la nostra vita,il nostro cuore ,solo allora,come dice Martini potremo partecipare pienamente alla sorte degli altri e lottare contro l’ingiustizia. Solo così il “bianco natale” sarà davvero per noi,per la nostra famiglia,per i nostri vicini per tutte le persone…la festività dell’amore.Insegniamo ai nostri figli il prezioso dono della Carità-Compassione perchè il loro esistere possa essere una vita degna di essere vissuta.
    Buon Natale a tutti
    Graziella

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