La scoperta dell’acqua calda (e il rischio di affogarci)

I militari e le forze di sicurezza (sic) inglesi hanno fatto un uso sistematico della tortura in Irlanda, almeno a partire dall’inizio degli anni ’70. Quest’affermazione potrebbe far rabbrividire il buon Jacques de La Palisse. Invece sembra quasi che la sommatoria di prove sempre più schiaccianti riesca a non costruire mai una verità certa, incontestabile, appunto lapalissiana. Come se la Corte europea per i Diritti umani e le più autorevoli organizzazioni non governative non avessero affermato, già alcuni decenni fa, che lo stato britannico ha fatto un uso massiccio della tortura in Irlanda. Ecco perché è estremamente positivo, anche se non può stupire, come riporta il Guardian nell’edizione di ieri, la scoperta dell’uso della tecnica del “waterboarding” (l’annegamento simulato) da parte dei soldati britannici di stanza in Ulster in quegli anni. Liam Holden aveva soltanto 19 anni quando fu catturato a Belfast nell’ottobre 1972 per l’uccisione del soldato inglese Frank Bell. Era innocente e aveva un alibi ma non bastò: venne portato dai militari inglesi in una base di Black Mountain, a ovest di Belfast, dove fu picchiato, ustionato con cicche di sigaretta, incappucciato e minacciato di morte. Nel 1973 fu condannato all’impiccagione (la sentenza fu poi commutata in ergastolo) solo sulla base di una confessione non firmata. Pur non avendo mai parlato di ‘waterboarding’ usando questo termine, Holden disse alla giuria di essere stato inserito in una cabina dove sei uomini gli misero un asciugamani in testa per poi versargli ripetutamente acqua attraverso il naso e la bocca. La giuria ovviamente non credette alle parole di Holden, che sostenne di aver confessato solo dopo che i soldati avevano praticato su di lui la tecnica del ‘waterboarding’, l’annegamento simulato, diventata tristemente nota dopo le ammissioni dei dirigenti della Cia sul trattamento dei detenuti di Guantanamo. La Criminal Cases Review Commission (Ccrc) ha adesso rispedito il caso di Holden alla Corte d’appello, sostenendo di possedere nuove prove sul caso. Gli avvocati hanno infatti identificato un altro detenuto che ha rivelato di aver subito lo stesso trattamento da parte della polizia britannica, la famigerata Royal Ulster Constabulary. Un racconto del tutto coincidente con quello di Holden. Alcuni ufficiali inglesi hanno poi raccontato al Guardian di aver subito la stessa tecnica durante il loro addestramento. Circostanza confermata nel 2005 da Rod Richard, ministro dell’ormai disciolto ufficio gallese, che ha confessato a sua volta di aver subito questo trattamento come parte del proprio apprendistato nelle tecniche di contro-interrogatorio. Ce n’è dunque abbastanza per favorire l’apertura di un’indagine seria su questi fatti. E per Holden, rilasciato nel 1989, potrebbe profilarsi un cospicuo risarcimento.
RM

Un commento su “La scoperta dell’acqua calda (e il rischio di affogarci)”

  1. Il cammino della verità può essere lento e difficile ma è certo che si concluderà sempre a vantaggio di chi è stato vittima innocente. E di questo nessuno di noi dovrà mai dubitare accade così anche nella nostra vita.
    Ciao

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