La lezione norvegese

La democrazia, la solidarietà, la tolleranza sono i migliori antidoti al razzismo, al terrorismo, alla follia integralista. Ne è sicuro il primo ministro socialista norvegese Jens Stoltenberg, che ha invocato questi valori universali nel commovente discorso pronunciato davanti al municipio di Oslo dopo il massacro dell’isola di Utoya. La follia del giovane estremista di destra Anders Behring Breivik ha precipitato cinque milioni di norvegesi in una realtà di terrore sconosciuta dal 1940, quando i nazisti iniziarono l’occupazione di un paese che durante la guerra si era dichiarato neutrale. Eppure, il dramma nazionale consumatosi venerdì 22 luglio non è riuscito a far perdere loro la consapevolezza che la democrazia è il primo valore da difendere e sostenere. “Nessuno distruggerà la nostra democrazia e il nostro impegno per una società migliore. La nostra risposta alla violenza sarà ancora più democrazia e umanità. Lo dobbiamo alle vittime e alle loro famiglie” ha ribadito Stoltenberg. Il premier, al governo dal 2005, non ha invocato regimi di polizia, non ha annunciato leggi speciali, non ha prefigurato scenari apocalittici per difendere la sicurezza nazionale, ma ha ribadito la volontà di continuare sulla strada del rispetto, della tolleranza e del multiculturalismo. I norvegesi dovranno superare lo choc e l’orrore, il dolore e la rabbia, e non potranno neanche gettare la colpa della tragedia sul diverso, l’islamico, il terrorista perché la minaccia è venuta dall’interno. Finora, solo poche centinaia di loro hanno aderito al sito che chiede la pena di morte per Breivik. I potenti anticorpi della loro invidiabile democrazia stanno già rispondendo nel modo giusto.
RM

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