Il “cold case” dei bambini raggela l’Irlanda

Il Venerdì di Repubblica, 12 marzo 2021

Nel gennaio scorso, dopo un ritardo dovuto alla pandemia, l’Irlanda ha scoperchiato definitivamente il vaso di Pandora sulla più terribile memoria rimossa del suo recente passato. Il rapporto finale della commissione governativa sulle Mother and Babies Homes ha certificato che tra il 1922 e il 1998 quegli orfanotrofi dell’orrore finanziati dallo Stato ebbero un tasso di mortalità infantile elevatissimo a causa della malnutrizione, delle malattie e della miseria. Negli istituti oggetto delle indagini morirono oltre novemila bambini concepiti fuori dal matrimonio – molti dei quali vennero sepolti in clandestinità – mentre le madri furono oggetto di ripetute violenze e abusi. Le conclusioni del rapporto hanno però scontentato i sopravvissuti, perché affermano che non esistono prove sufficienti a dimostrare che i bambini siano stati sottratti alle madri con la forza. Nelle prossime settimane lo Stato irlandese e gli ordini religiosi saranno sommersi da decine di cause legali intentate dalle vittime. Ma se non fosse stato per la straordinaria tenacia di una storica dilettante, il paese non avrebbe mai fatto i conti con un dramma che quasi tutti volevano dimenticare. Tutto ebbe inizio alcuni anni fa, quando Catherine Corless si ritrovò all’improvviso con un sacco di tempo libero. Era andata in pensione dopo aver lavorato tutta la vita come centralinista e i suoi quattro figli, ormai cresciuti, erano andati via di casa. “Finalmente potevo dedicare le giornate alla mia passione, la storia, e decisi di iscrivermi a un corso serale di metodologia della ricerca storica”, ci spiega. “Volevo andare alla scoperta del passato di mia madre, che era stata concepita fuori dal matrimonio. In Irlanda, fino a qualche decennio fa, quello era uno stigma insopportabile”.
Corless vive da sempre a Tuam, un piccolo paese di ottomila abitanti dell’Irlanda occidentale che vanta una delle più antiche sedi arcivescovili del paese. Nel 2010 una rivista di storia locale, sapendo che la donna trascorreva le giornate nella biblioteca universitaria di Galway studiando documenti e analizzando mappe, le chiese di scrivere un saggio sulla Tuam Home, un antico edificio che nella prima metà del XX secolo era diventato un ricovero per donne e bambini gestito da un ordine cattolico francese, le suore del Buon Soccorso. In Irlanda, dove una pesante cappa di misoginia e moralismo ha ostracizzato a lungo le ragazze madri dalla società, strutture simili hanno funzionato fino agli anni ‘90. Poiché le gravidanze fuori dal matrimonio erano motivo di vergogna e senso di colpa spesso erano le famiglie stesse a rinchiudere le donne con i loro figli – considerati illegittimi – in istituti finanziati dallo Stato e gestiti dalla Chiesa cattolica, le cosiddette Mother and Babies Homes. Una di queste si trovava proprio a Tuam, in un grigio edificio circondato da alte mura di pietra. Era stato chiuso per sempre nel 1961 ma alcuni anni dopo due ragazzini, giocando nel suo grande parco ormai in disuso, avevano scoperto casualmente dei resti di ossa umane. “La gente del posto volle convincersi che provenivano da tombe dei tempi della Grande carestia del 1845. Ma studiando i dettagli cartografici dell’area scoprii che là sotto c’era il serbatoio delle acque reflue della casa, con una serie di stanze e corridoi risalenti all’era vittoriana”, spiega Corless. “Ebbi un terribile sospetto e decisi di consultare i registri dei bambini morti in tutti quegli anni nella casa. All’ufficio dello stato civile di Galway trovai 796 certificati di morte, molti dei quali appartenevano a neonati di pochi giorni. Le cause dei decessi erano morbillo, pertosse, gastroenterite o anche più banali, come laringiti o ascessi. Ciò dimostrava che i piccoli non erano stati adeguatamente curati. Soprattutto mi accorsi che soltanto in due casi erano indicati i luoghi di sepoltura”. Quando la storica iniziò a denunciare il caso sui giornali locali sia l’opinione pubblica che le istituzioni reagirono con un’indifferenza che sfociò presto nell’ostilità. Molti, a cominciare dalla Chiesa cattolica irlandese – già segnata da una lunga serie di scandali sessuali – avrebbero preferito che questa settantenne minuta e pignola si fosse dedicata a un passatempo diverso da quello della storica. Ma invece di dissuaderla, quella reazione la convinse a proseguire le sue ricerche. Anche perché nel frattempo molte persone ansiose di raccontare la loro storia si erano fatte vive con lei. “Da ogni parte del paese venivano a trovarmi donne e uomini che erano cresciuti in quella casa o in altre simili. Cercavano notizie sulle loro madri o i loro fratelli scomparsi ma non riuscivano a ottenere risposte dalle istituzioni. Con grande fatica abbiamo convinto il governo a nominare una commissione d’inchiesta per indagare su diciotto ex istituti religiosi”. La svolta è arrivata nel marzo 2017, dopo un esame approfondito del terreno della Tuam House. I radar hanno riscontrato la presenza di una quantità significativa di resti di ossa umane mentre i successivi campionamenti hanno rivelato che si trattava di bambini molto piccoli, sepolti senza bare proprio negli anni di attività dell’istituto. “Ma neanche dopo la scoperta di quei resti l’arcidiocesi si è decisa a collaborare, mentre le suore del Buon Soccorso si sono limitate ad assumere un consulente per salvaguardare la reputazione dell’ordine religioso”, ci dice. Dopo aver sollevato il più grande scandalo della storia dell’Irlanda contemporanea questa pensionata tanto caparbia quanto modesta nel non volersi attribuire alcun merito ha innescato una mobilitazione senza precedenti di persone indignate che chiedevano giustizia. Per qualche anno la sua piccola casa di Tuam si è riempita di volontari che si alternavano per rispondere alle telefonate in mezzo a un viavai continuo di troupe televisive che bussavano alla porta chiedendole un’intervista. Finché, all’inizio di quest’anno, non è arrivato il rapporto della commissione governativa. “Adesso non ci accontenteremo certo delle scuse del governo e dei vescovi”, conclude Corless. “Faremo pressione sul parlamento finché non avrà approvato una legge che consenta di esumare i corpi dalla fossa comune e di dar loro una degna sepoltura. Nel frattempo lo stato deve aiutare i sopravvissuti, perché molti di loro sono malati o in povertà”.

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