Tien an Men, strage rimossa dalle coscienze dei cinesi

Il Tibet non è l’unico scheletro nell’armadio del governo di Pechino. Un altro spettro dell’ingombrante passato del gigante asiatico si appresta a riaffiorare mentre si avvicina la vigilia dei discussi giochi Olimpici estivi: la strage di piazza Tien an Men, di cui il 4 giugno ricorrerà il diciannovesimo anniversario. Anni nei quali il regime ha cercato in tutti i modi di rimuovere la memoria di una protesta giovanile che i militari repressero nel sangue causando migliaia di morti. Dopo epurazioni e internamenti, pestaggi e torture, qualsiasi cenno delle violenze compiute sugli studenti è tuttora vietatissimo, e intere giovani generazioni di cinesi sono cresciute completamente ignare di quei fatti. “Quel periodo di storia della Cina è stato rimosso dalle coscienze. E cancellando la storia si cancellano anche i valori morali di un popolo”, ha spiegato lo scrittore esule Ma Jian presentando il suo ultimo lavoro, “Beijing Coma”, nel quale ha cercato di fissare quei fatti una volta per tutte, “così che nessuno possa più dimenticarli”. L’interpretazione letteraria della realtà proposta da Jian è da tempo assolutamente incompatibile con il regime, che ha già censurato le sue opere precedenti costringendolo a un esilio che dura ormai da due decenni. Il romanzo, appena uscito in lingua inglese, è costruito intorno al personaggio di Dai Wei, un ex studente di biologia ridotto in coma durante gli scontri di piazza Tien an Men, e che da allora osserva silenziosamente le mille contraddizioni di un paese sospeso tra l’ansia di modernità e una realtà di miseria e paura. Immobile a letto nella fatiscente abitazione di sua madre, solo la memoria e i racconti degli amici che vanno a visitarlo gli offrono una via di fuga dal corpo che è diventato la sua prigione. Ma la malattia non lo mette al riparo dal flusso di ricordi e sensazioni che riaffiorano dolorosamente mentre apprende la triste sorte toccata ai suoi ex compagni di lotta: chi è morto suicida, chi è stato costretto a scappare, chi ha infine deciso di rassegnarsi ai dettami del regime. La Cina d’inizio millennio descritta nel romanzo è persa in un vuoto ideologico assoluto dove c’è spazio solo per l’opportunismo di una classe dirigente che non conosce più il valore della libertà. Il popolo è invece costretto a scegliere tra la condizione di schiavo o quella di paria. “Che razza di paese è – si chiede paradigmaticamente uno dei personaggi del libro – quello che punisce le vittime di un massacro invece che i soldati fecero fuoco?” Dal libro emerge con forza un’analogia inversa tra il protagonista, dotato di una mente assai sveglia in un corpo immobilizzato dal coma, e la Cina post-1989, dal corpo straordinariamente forte ma dalla mente malata. “Beijing Coma” non è una semplice rappresentazione letteraria delle disgrazie dei cinesi, né il racconto immaginifico della tragica fine di una protesta studentesca. Alternando episodi da commedia farsesca a scene di estrema durezza con una scrittura pervasa di malinconia e ironia, Jian cerca di esplorare la mentalità di un paese e di un popolo in perenne lotta contro sé stesso. Con l’obiettivo di restituire a entrambi il diritto universale alla memoria e alla speranza. Paragonato a Solzhenitsyn per tratto narrativo e contenuti delle sue opere, dotato di un cinismo e un disincanto che ricordano un altro grande scrittore dissidente, Milan Kundera, Jian è stato definito dal premio Nobel Gao Xingjian “una delle voci più importanti e coraggiose della letteratura cinese contemporanea”. L’edizione italiana del suo ultimo romanzo è attesa entro la fine dell’anno.

(Questo articolo è uscito oggi anche su “Avvenire”)

3 commenti su “Tien an Men, strage rimossa dalle coscienze dei cinesi”

  1. I ragazzi di tien an men avevano una vita davanti e quei militari glie l’hanno stroncata;insieme hai loro sogni……….

  2. Se non si ricorda non si ha storia.
    Se si toglie alla Storia il diritto di farsi raccontare per come è andata veramente e senza delle meschine passate di imbianchino dove c’era scritto che in quel momento eravamo in errore.
    Dove sapevamo che bastava poco per cambiare.
    Un gesto o il credo sussurrato di uno solo affinché la Storia cambiasse.
    Ricordare è importante.
    Io ho passato le ore della mia fanciullezza ad ascoltare le mie zie sopravvissute alla II Guerra Mondiale e non me ne pento perché ora tramite i loro racconti anche Io sono diventata una Testimone.
    Per quante cose orribili può fare il genere umano,
    ci sarà sempre qualcuno capace di fare un gesto che cambia tutto.
    Hanno ucciso gli Studenti di piazza Tien An Men, ma non sono riusciti ad uccidere la loro Dea Democrazia perché ancora oggi ci sono persone che credono in quella Dea e soprattutto non dimenticano.
    Io faccio parte di quelli che non dimenticano,si può nascondere tutto,ma,qualcuno parlerà e ricorderà…
    sempre forse riusciranno a fargli rinnegare a Voce il suo credo,ma,quando un credo è radicato nel profondo dell’animo e del Cuore,nemmeno la morte potrà strapparlo.
    Basta passare il messaggio ad un’altro e ancora ad un’altro per farsi che la morte di tanti in nome di un credo non sia vanificata.
    La memoria non può essere cancellata come si cancella la lavagna in una classe,perchè alla fine c’è sempre qualcuno che riporterà alla luce quel memoria e la narrerà ad un altro e poi come una catena tutto verrà ricordato.
    Io non c’ero a quel 4 Giugno a piazza Tien An Men,
    ma, per quanto la mia voce possa essere flebile su INTERNET si può ricordare con i Testi di tre canzoni che ritengo giusti per non dimenticare il massacro e dare la forza di volontà a chi vuole opporsi alle ingiustizie .
    La Prima e la Canzone :”Davide e Golia”di Gen Rosso:
    “Dopo il sessantotto e gli anni di piombo poi
    sembrava che restasse il vuoto dietro a noi:
    discoteca e fast-food, ore dietro alla tivù,
    l’auto, una fumata e quattro amici al bar.

    Ma chi non ti ricorda ragazzo di Tienanmen
    che fermi i carrarmati e non si sa chi sei.
    Forse non pensavi che ti giocavi la vita, ma
    diventavi un segno della libertà.

    Solo restavi lì
    tu ragazzo del nostro tempo,
    restavi lì, tu da solo a fermare una follia:
    Davide e Golia.

    Vincenzo che ora studi fra i banchi del liceo,
    tu che gridi forte sfilando in un corteo
    perché non vorresti più sangue nelle vie del sud,
    spezzi la paura e il muro di omertà.

    Se un giorno ti mancasse la forza di lottare,
    ti mettono alle corde, vorresti abbandonare,
    pensa ancora a Tienanmen, quel ragazzo come te,
    stringi í denti e la tua sfida vincerai.

    Se vuoi, diventerai
    tu l’artefice di un mondo
    senza falsità, contro la piovra dell’ipocrisia.
    E tu solo non sarai,
    perché sono milioni ormai a lottare con te
    contro i carri di ogni ipocrisia:
    Davide, Davide e Golia. ”

    La Seconda “Uomini Soli” dei Pooh:
    “Li incontri dove la gente viaggia
    e va a telefonare
    coi dopobarba che sa di pioggia
    e la ventiquattro ore
    perduti nel Corriere della Sera
    nel va e vieni di una cameriera.
    Ma perché ogni giorno viene sera?
    A volte un uomo è da solo perché ha in testa strani tarli
    perché ha pura del sesso o per la smania di successo
    per scrivere il romanzo che ha di dentro
    perché la vita l’ha già messo al muro
    o perché in un mondo falso è un uomo vero.
    Dio delle città e dell’immensità
    se è vero che ci sei e hai viaggiato più di noi
    vediamo se si può imparare questa vita
    e magari un po’ cambiarla
    prima che ci cambi lei.
    vediamo se si può
    farci amare come siamo
    senza violentarci più
    con nevrosi e gelosie
    perché questa vita stende
    e chi è steso dorme o muore
    oppure fa l’amore.
    Ci sono uomini soli per la sete d’avventura
    perché han studiato da prete o per vent’anni di galera
    per madri che non li hanno mai svezzati
    per donne che li han rivoltati e persi
    o solo perché sono dei diversi.
    Dio delle città e dell’immensità
    se è vero che ci sei e hai viaggiato più di noi
    vediamo se si può imparare queste donne
    e cambiare un po’ per loro
    e cambiarle un po’ per noi.
    Ma Dio delle città e dell’immensità
    magari tu ci sei e problemi non ne hai
    ma quaggiù non siamo in cielo
    e se un uomo perde il filo
    è soltanto un uomo solo.”
    La terza è “Tieniamente “di Claudio Baglioni:
    “Tienanmen
    Tienanmen
    Tienanmen
    tienanmente
    Tienanmen
    Tienanmen
    tienanmente
    Tienanmen
    Tienanmen
    Tienanmen
    tienanmente
    Tienanmen
    Tienanmen
    tienanmente ”
    C’è ne sarebbero molte altre …anche di artisti STRANIERI…Se si vuole sapere chi sono questi artisti si vada su Wikipedia.
    Concludo dicendo:
    “VIVA LA DEA DEMOCRAZIA!”
    “MINZHU NUSHEN!”
    Mi scuso sin da ora se la scritta in cinese è sbagliata.
    Aggiungo un ultima cosa:
    “Mi faccio testimone del Massacro di Tien An Men.”
    Spero di non essere sola e non rimanere sola in questo compito…spero che le coscienze si risveglino e capiscano quanto sia importante ricordare.
    Spero che questo messaggio arrivi a Ma Jain.

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