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Non illudersi su Obama

Pochi giorni prima che arrivasse la certezza della candidatura del democratico Obama Barack alle prossime elezioni Usa, il sempre lucido Massimo Fini ha ricordato quanto segue, non senza un pizzico di cinico, ma doveroso, realismo:

[…] Storicamente i democratici sono stati più guerrafondai dei repubblicani. Fu il democratico Kennedy a iniziare la disastrosa guerra del Vietnam, mentre a chiuderla è stato il repubblicano Nixon, forse il miglior presidente che gli Stati Uniti abbiano avuto nel dopoguerra. È stato il democratico Clinton a perpetrare un’aggressione alla Jugoslavia ancora meno giustificata di quelle all’Afganistan e all’Iraq (l’11 settembre era di là da venire). Un Impero (e gli Stati Uniti lo sono) segue delle inevitabili logiche di potenza. E fin qui niente di nuovo e nemmeno, forse, di riprovevole. Ciò che disturba negli americani è l’ipocrisia, il mascherare la politica di potenza dietro i ‘sacri principi’, i ‘diritti umani’, la Bontà. Con i democratici, si tratti dell’insopportabile Hillary o di Obama, la politica di potenza Usa non cambierebbe, ma l’ipocrisia sarebbe perfino maggiore.

Ci sembra un’opinione corroborata da una serie sufficiente di dati di fatto. Di certo, anche se Obama dovesse tradire le aspettative dei tanti che anche nel nostro paese sognano di vedere il primo inquilino afro-americano della Casa Bianca, non riuscirebbe a essere un presidente peggiore di George W. Bush.


Cannes e la “storia rimossa”

Da noi c’è chi afferma che il cinema italiano dovrebbe smetterla di occuparsi di temi scottanti della recente storia nazionale, al festival di Cannes invece sono state presentate due opere coraggiose provenienti da Israele e Gran Bretagna. “Waltz with Bashir” dell’israeliano Ari Folman e “Hunger” dell’inglese Steve McQueen affrontano senza timori due “buchi neri” del passato dei rispettivi paesi: il massacro di Sabra e Chatila e la storia della prigione di Maze a Belfast, dove Bobby Sands e altri nove giovani irlandesi morirono dopo un lungo sciopero della fame. Due film che costringono gli spettatori a fare i conti con una memoria che spesso tende a rimuovere i fatti più spiacevoli. Il film di Folman denuncia l’accondiscendenza con cui gli israeliani hanno permesso alle truppe dei falangisti di compiere il massacro di Sabra e Chatila.

Steve McQueen invece costringe lo spettatore a guardare la condizione inumana degli irlandesi detenuti a Maze, la violenza dei carceriere inglesi, i pestaggi e la lenta agonia di Bobby Sands (impersonato da Michael Fassbender, nella foto). “Hunger” obbliga a guardare e a ricordare.

Peppino, che non voleva convivere con la Mafia

La “Veleggiata Antimafia” in memoria di Peppino Impastato partirà lunedì 14 aprile da Sanremo. Raggiungerà le coste siciliane l’8 maggio, trentesimo anniversario dell’uccisione del coraggioso giovane simbolo della lotta alla mafia. Un’iniziativa promossa dal Centro Culturale Peppino e Felicia Impastato di Sanremo, che prevede tappe a Savona, Genova, La Spezia, Livorno, Anzio, Napoli, Troppa, Messina. In ogni località l’imbarcazione sosterà per una media di due giorni organizzando concerti, spettacoli proiezioni di filmati e incontrando associazioni, enti locali, istituzioni pubbliche e private, scuole e i cittadini del posto.

In quel tragico 9 maggio del 1978 il corpo di Peppino Impastato, assassinato dai sicari della mafia, fu rinvenuto sui binari della ferrovia di Cinisi con una carica di tritolo posta sotto il suo corpo. All’epoca Peppino era candidato alle amministrative comunali nelle file di Democrazia Proletaria e nonostante la sua scomparsa i cittadini di Cinisi lo votarono ugualmente eleggendolo simbolicamente al consiglio comunale. I giornali parlarono di un atto terroristico e si cercò di sviare le indagini ipotizzando un probabile suicidio.
Solo nel 2001 dopo un iter processuale durato quasi 23 anni Vito Palazzolo fu giudicato colpevole materiale dell’omicidio Impastato e condannato a 30 anni di reclusione. L’anno successivo Gaetano Badalamenti, mentre scontava una pena di 45 anni nelle carceri americane, fu indicato inequivocabilmente come il mandante del delitto e gli fu inflitto l’ergastolo. L’urlo di denuncia contro la mafia che ha accompagnato la vita di Peppino Impastato è un ricordo indelebile, e a distanza di trent’anni rimane un segno di straordinario impegno politico, sociale e culturale. Un esempio per tutti coloro che non intendono gettare la spugna contro l’insinuante fenomeno mafioso.

Combattere l’indifferenza

«Non riconosco alcun diritto al­l’indifferenza.
L’opposto del­l’amore non è l’odio, è l’indiffe­renza.
L’opposto dell’educazio­ne non è l’ignoranza, ma l’in­differenza.
L’opposto dell’arte non è la bruttezza, ma l’indiffe­renza.
L’opposto della giustizia non è l’ingiustizia, ma l’indiffe­renza.
L’opposto della pace non è la guerra, ma l’indifferenza al­la guerra.
L’opposto della vita non è la morte, ma l’indifferen­za alla vita o alla morte.
Fare memoria combatte l’indifferen­za ».

Elie Wiesel

(Da “Avvenire” di ieri)