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Si parla dell’I.R.A. a Reggio Calabria

sundayUna giornata di studi sul conflitto in Irlanda del nord, organizzata dal circolo culturale “L’Agorà”, si terrà domani, sabato 21 marzo alle 17 alla saletta convegni della chiesa di San Giorgio al Corso di Reggio Calabria. Il titolo è “Sunday Bloody Sunday: I.R.A. – movimenti sociali politici e culturali nell’Ulster”.
Interverranno Richard English, docente di dottrine politiche alla Queen’s University di Belfast e autore del bel volume sull’I.R.A. uscito qualche anno fa nella versione italiana (“La vera storia dell’IRA”). Oltre ad altri volumi, tra i suoi numerosi scritti di storia e politica irlandese si ricordano quelli pubblicati da «Newsweek», «Times Literary Supplement» e da periodici irlandesi quali «Fortnight» e «Dublin Review». Ha collaborato come commentatore di politica irlandese anche con il «New York Times», la BBC e il «Guardian». Alla conferenza reggina parteciperà anche il giornalista italiano Gustavo Pregoni e il presidente del circolo Agorà Gianni Aiello.

Nessun mea culpa inglese per l’Irlanda. Neanche sulla “Bloody Sunday”

Dieci anni di pace non sono bastati per convincere finalmente Londra che è tempo di ammettere le proprie gravissime responsabilità storiche sulla guerra che ha devastato l’Irlanda del nord per circa trent’anni. E’ quanto si evince dal libro appena uscito scritto dal diplomatico inglese Jonathan Powell, braccio destro e ‘uomo ombra’ di Tony Blair durante tutto il processo di pace anglo-irlandese. La versione della storia è purtroppo la solita di sempre: il governo inglese – con i suoi soldati e le sue forze di polizia che torturavano e ammazzavano civili – avrebbe svolto un ruolo di pacificazione. La guerra sarebbe stata causata soltanto dai soliti ‘terroristi’ e dagli ‘odi ancestrali tra le comunità irlandesi’. Un delirio che vale, manco a dirlo, anche per le 14 vittime della “Bloody Sunday” del 1972. Se non fosse tragico, sarebbe tutto da ridere. Sembra proprio che il tempo, tra i palazzi del potere di Downing street, sia trascorso invano.

Approfondimenti nell’articolo uscito oggi su “Avvenire”.