Quella strage di ragazzi bosniaci che ricorda Brindisi

Era il 25 maggio 1995, una splendida giornata di sole che pareva anticipare l’estate. I giovani di Tuzla si erano dati appuntamento nella piazza centrale della cittadina bosniaca per festeggiare la fine dell’incubo. Dopo tre anni di indicibili orrori, la guerra stava per essere finalmente consegnata alla storia. Era una serata speciale perché si celebrava la “festa della gioventù”, una ricorrenza che non piaceva ai nazionalisti, e i ragazzi e le ragazze di Tuzla, piccola città multietnica e tollerante, parevano uscire da una lunga apnea che non aveva intaccato la loro straordinaria voglia di vivere, e di sognare un futuro di pace. Parlavano, scherzavano, bevevano, ascoltavano musica. Finché una granata vigliacca, lanciata dalle montagne vicine, non piombò in mezzo alla folla, bruciando i loro sogni in un attimo. La “strage dei ragazzi” di Tuzla fece 71 morti e oltre 200 feriti, la maggior parte dei quali aveva tra i 18 e 25 anni. I morti di Tuzla erano ragazzi musulmani, cristiani ortodossi, cattolici e laici. Provarono a dividerli anche da morti, cercando di seppellirli nei rispettivi cimiteri confessionali. Furono i genitori e gli amici a opporsi, chiedendo e ottenendo l’appoggio del sindaco. Innescare una bomba e lanciarla su una folla di giovani inermi. Talvolta è difficile credere che possano esistere esseri umani capaci di concepire e realizzare un simile atto di barbarie. Invece l’attentato alla scuola di Brindisi di qualche giorno fa ci ha confermato che è possibile, anche al di fuori di un contesto bellico.
RM

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