L’arresto di Karadzic? “Una manovra politica”

(Intervista uscita anche su “Avvenire” di oggi)

La latitanza di Radovan Karadzic? “Più incredibile di un film di Hollywood”. Le possibilità di far emergere la verità con il suo processo? “Scarse se gli altri criminali di guerra rimangono liberi”. Sono trascorsi solo due giorni dalla cattura del “Dottor morte” dei Balcani ed Elvira Mujcic, scrittrice originaria di Srebrenica ma residente da anni in Italia, ha già messo da parte l’iniziale euforia per lasciare spazio a un ragionevole pessimismo. L’arresto di Karadzic – “la personificazione dell’ingiustizia” – l’ha sorpresa mentre stava ultimando il suo nuovo libro, un romanzo storico ispirato alle origini del conflitto nell’ex Jugoslavia. Nella sua opera prima, “Al di là del caos” (Infinito edizioni), aveva compiuto un difficile viaggio interiore per metabolizzare le conseguenze psicologiche del genocidio di 13 anni fa. Ora non nasconde il proprio scetticismo: “man mano che emergono particolari sulla sua cattura e sulla sua lunga latitanza, mi convinco che per una volta la realtà è stata più inverosimile della finzione”.
Perché è così critica? Non la giudica una svolta importante per il suo paese?

Può essere il primo passo verso la fine di un interminabile dopoguerra e per la costruzione di democrazie vere nei Balcani, ma trovo assurda la modalità del suo arresto e incredibile la vita che ha condotto fino a ieri. Era talmente protetto che non esitava a esporsi pubblicamente, a tenere lezioni e conferenze. Fino a essere arrestato su un banalissimo autobus cittadino. Il criminale più ricercato d’Europa era nascosto soltanto da un nome falso e da una barba lunga. Ho trovato più credibile ‘The Hunting Party’, il recente film con Richard Gere, che parlava proprio della cattura di Karadzic. Il suo arresto è una manovra politica, una moneta di scambio per favorire la svolta europeista dell’attuale governo serbo. Che rischia, però, di seppellire il passato dei Balcani. Penso che sia stato preso perché ormai non serviva più e questo non è un buon viatico per il processo.

Non crede che la sua cattura possa essere utile per ricostruire una memoria positiva per popoli ancora divisi dai rispettivi nazionalismi?

Tutto dipende da cosa succederà da domani in poi, da come reagirà la gente. Per ora in molte località della Serbia e della Repubblica Srpska (l’entità serba nel territorio della Bosnia, ndr) Karadzic continua a essere venerato come un eroe. Impossibile cantare vittoria fino a quando criminali come Ratko Mladic e Goran Hadzic, per fare solo i nomi più noti, continueranno a rimanere liberi.

Karadzic ha dichiarato che si difenderà da solo. Teme che il processo nei suoi confronti possa diventare uno show mediatico inutile ai fini della verità storica, com’è successo per Milosevic?

Speravo che riconoscesse, almeno in parte, la legittimità del tribunale internazionale e che non decidesse di difendersi da solo. In questo modo rischiamo seriamente di vedere ancora una volta la corte trasformata in una sorta di tribuna politica. E se il processo prenderà questa piega non servirà assolutamente a niente.

Cosa pensa della recente assoluzione di Naser Oric, comandante delle forze musulmane, dall’accusa di aver compiuto crimini di guerra?

Un grave errore. In questo modo il tribunale l’ha trasformato ingiustamente in un eroe per i bosniaci di fede musulmana. Così non si favorisce un lavoro paritario sulla giustizia. Tutti i colpevoli devono pagare per le atrocità che sono state commesse, anche se in misura assai diversa, da tutte le parti in causa.

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