Arrestato Karadžić, ricercato per il genocidio di Srebrenica

Radovan Karadžić è stato arrestato. Lo ha reso noto la presidenza della Serbia e la notizia è stata confermata dal procuratore del Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia Serge Brammertz. L’ex leader dei serbo-bosniaci, «localizzato e arrestato» dalle forze di sicurezza di Belgrado, è ora detenuto dagli organi della procura nazionale per la lotta ai crimini di guerra. Un’operazione che segna anche un passo avanti nel processo di avvicinamento di Belgrado all’Ue. Karadžić era al primo posto nella lista dei ricercati del Tribunale dell’Aja per i crimini nella ex Jugoslavia. Il suo nome è legato al massacro di Srebrenica, nel ’95, con l’uccisione di circa 8mila civili, tra i 12 e i 77 anni, massacrati in pochi giorni. Un’operazione che la Corte internazionale di giustizia ha definito «genocidio». Latitante fin dal 1995, Karadžić deve rispondere anche di crimini di guerra e contro l’umanità per il ruolo svolto nella sanguinosa guerra di Bosnia, la più feroce fra quelle scatenate dalla dissoluzione della Jugoslavia.

Nato nel 1945, bosniaco di origini serbe, è stato condannato dal Tribunale Penale Internazionale dell’Aja nel 1996. A suo carico era stato emesso un mandato di cattura internazionale e il governo degli Stati Uniti aveva offerto un premio di 5 milioni di dollari per la sua cattura, così come per quella del generale serbo-bosniaco Ratko Mladić, tuttora in fuga. Dopo il riconoscimento della Bosnia Erzegovina come Stato indipendente e sovrano da parte nell’Onu nel ’92, i serbo-bosniaci proclamarono la nascita nei loro territori della Repubblica Serba di cui Karadžić divenne il presidente, assumendo anche il ruolo di comandante in capo dell’esercito con il potere di nomina e revoca degli ufficiali. Nella guerra che seguì, dal 1992 al 1995, con 200mila morti in totale, Karadžić si rese colpevole di operazioni di pulizia etnica contro le popolazioni bosniache e croate.

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