Belfast, 50 anni fa iniziava il conflitto

Avvenire, 14 agosto 2019

“Personalmente non vedo proprio come Londra possa abbandonare l’UE senza far crollare l’accordo di pace in Irlanda del Nord. Temo che la fragile architettura istituzionale costruita nel 1998 non regga l’urto della Brexit. Dobbiamo restare uniti per evitare il peggio”. Eamonn McCann è lo storico leader del movimento per i diritti civili dell’Irlanda del Nord. Fu lui, cinquant’anni fa, a guidare le proteste pacifiche che vennero soffocate nel sangue dalla polizia e dall’esercito britannico, agli albori del conflitto. Oggi ha 76 anni e vive ancora a Derry, dove continua a svolgere attività politica. “Ricordo come se fosse ieri quando nell’agosto del 1969 vedemmo arrivare i soldati britannici nel ghetto cattolico di Bogside. Quel giorno oltrepassai il filo spinato delle barricate e chiesi loro cosa avevano intenzione di fare. Mi risposero letteralmente che non lo sapevano. Erano del tutto spaesati e non avevano idea di cosa stesse accadendo nel nostro paese”. Originario di una famiglia profondamente cattolica, McCann era già all’epoca uno dei leader carismatici del movimento. Poco più di due anni più tardi sarebbe stato tra gli organizzatori della marcia del 30 gennaio 1972, passata tristemente alla storia come Bloody Sunday (la “domenica di sangue”, in cui 14 civili furono uccisi dai soldati). “Le proteste contro le gravi discriminazioni subite dalla nostra gente scoppiarono a Derry in quegli anni”, spiega. All’inizio la popolazione si illuse che l’esercito britannico fosse arrivato in Irlanda per ristabilire la pace ma ben presto dovette ricredersi. “Facevo politica già da tempo, avevo preso parte alle mobilitazioni contro la guerra del Vietnam, e sapevo che i soldati non erano venuti a ristabilire la pace e l’ordine come diceva il governo di Londra, ma solo per prendere le parti dei protestanti. Bastarono poche settimane perché la gente capisse quali erano le loro reali intenzioni”. A mezzo secolo di distanza da quei giorni, l’anziano leader sostiene che il movimento per i diritti civili riuscì a far abolire il voto per censo e a porre fine alle gravi discriminazioni sul lavoro e nell’assegnazione degli alloggi. “Non siamo stati capaci di creare un’alternativa alla violenza ma l’emancipazione dei cattolici irlandesi arrivò grazie a noi, non per concessione del parlamento di Stormont, né in seguito alla lotta armata dell’IRA”. Oggi che la Brexit ha fatto riemergere i fantasmi del più lungo conflitto della storia europea recente non può però non dirsi preoccupato. “La posizione di Londra nei confronti dell’Irlanda è semplicemente priva di senso. L’accordo di pace è molto fragile e basta poco per farlo crollare”. “Boris Johnson ha detto che il confine rimarrà invisibile anche dopo la Brexit e ha escluso che possano tornare i controlli di sicurezza tra il nord e il sud dell’Irlanda. Ma se saranno davvero istituite due giurisdizioni sarà inevitabile ripristinare anche una frontiera fisica tra le due parti dell’isola”. “Al momento però”, conclude McCann, “credo che nessuno, neppure il governo britannico, possa sapere con precisione quello che accadrà tra un mese o tra una settimana”.

L’Irlanda del Nord precipitò all’inferno nell’estate di 50 anni fa. L’arrivo dell’esercito britannico, il 14 agosto 1969, innescò una drammatica escalation di violenza che segnò l’inizio del conflitto. Due anni prima, nei ghetti cattolico-nazionalisti di Derry e Belfast, era nato il movimento per i diritti civili, che reclamava giustizia e democrazia ispirandosi alle lotte pacifiche dei neri statunitensi. Chiedeva il diritto di voto, il diritto alla casa, l’abolizione delle discriminazioni sul lavoro e delle leggi repressive che colpivano da sempre la minoranza cattolica. Le marce e le manifestazioni del movimento venivano regolarmente attaccate dagli unionisti protestanti appoggiati dalle forze di polizia. Nell’agosto 1969 scoppiarono violenti pogrom a Belfast: centinaia di case vennero date alle fiamme, le famiglie cattoliche furono cacciate dai loro quartieri. Ma gli scontri peggiori si verificarono a Derry, con due giorni di guerriglia urbana nel ghetto cattolico di Bogside. Londra decise di inviare l’esercito nel tentativo di ristabilire l’ordine e dette il via a un’operazione militare destinata a durata oltre trent’anni. Il tragico bilancio di quell’estate di 50 anni fa fu di otto morti (tra cui il piccolo Patrick Rooney, di appena 9 anni, ucciso dalla polizia in casa sua), un migliaio di feriti e 30mila profughi. Quelle violenze trasformarono una protesta pacifica in un’insurrezione armata, convincendo molti giovani ad aderire all’IRA, l’esercito separatista clandestino. Il conflitto sarebbe terminato tre decenni più tardi, con l’accordo di pace firmato a Belfast il 10 aprile 1998.

RM

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