Giustizia per la generazione cancellata

(Intervista uscita anche su “Avvenire” di oggi)

Le porte del carcere di Buenos Aires si sono aperte, qualche giorno fa, per l’ex dittatore argentino Jorge Rafael Videla, finalmente riconosciuto colpevole di crimini contro l’umanità. Il capo della giunta militare che tra il 1976 e il 1983 sterminò un’intera generazione – cancellando l’esistenza di circa 30.000 connazionali – sarà ricordato dalla storia come un genocida e, contrariamente a quanto è accaduto a Pinochet, finirà con ogni probabilità i suoi giorni in prigione. La notizia ha fatto il giro del mondo proprio mentre Vera Vigevani Jarach (foto in alto), 80enne italo-argentina storica esponente delle “Madri di Plaza de Mayo”, iniziava un lungo viaggio che la porterà in molte città italiane per tramandare la memoria dei “desaparecidos”. Vera è la madre di Franca Jarach (foto sotto), fatta sparire dai militari nel 1976 a soli diciott’anni. Della ragazza non si è saputo più niente fino a qualche anno fa, quando un superstite dei campi di concentramento del regime ha raccontato che appena un mese dopo il sequestro i militari costrinsero Franca al cosiddetto “volo”, gettandola ancora viva nell’Oceano, dopo atroci torture. Da oltre trent’anni Vera Vigevani lotta per la verità e per tenere viva la memoria di un’intera generazione che è stata spazzata via. Alcuni giorni fa è stata a Venezia dove ha partecipato alla cerimonia d’intitolazione di una parte del “Bosco di Mestre” alla memoria di sua figlia. “Ho sempre chiesto – spiega – che giardini e piante, simbolo di vita, fossero dedicati al ricordo di tutti i ragazzi e le ragazze fatti sparire dalla dittatura”.

Signora Jarach, quanto tempo servirà ancora per ottenere finalmente giustizia su quanto è accaduto?

Ci vorrà ancora molto tempo. Ora stiamo tentando di riunire le cause più affini tra loro, altrimenti per portare infondo tutti i processi ci vorrebbero troppi anni. L’Argentina era piena di campi di concentramento. Decine di processi si sono già conclusi, alcuni sono in programma quest’anno, altri l’anno prossimo, ma la strada è ancora lunga. Accorpare tra loro le cause simili serve anche a tutelare i testimoni, che sono sottoposti a pressioni, a fatiche enormi. E anche a gravi pericoli: solo due anni fa un testimone è scomparso e di lui non si è saputo più niente proprio dopo uno di questi processi. E poi chiedere loro di ripetere le deposizioni tante volte non è umano.

Perché ha sempre sostenuto che le vicende dei desaparecidos argentini vanno considerate anche un capitolo della storia italiana?

Perché tra le vittime della dittatura ci sono centinaia di italiani e di oriundi d’origine italiana. E anche perché la diplomazia italiana dell’epoca è stata perlomeno assente e ha avuto dunque un ruolo negativo nella tragedia della dittatura argentina. Noi chiedevamo un aiuto che in quegli anni ci è stato negato, a causa dei vincoli economici tra l’Italia e l’Argentina che hanno condizionato la nostra richiesta d’aiuto.

La giustizia italiana – in particolare con i processi svolti negli anni scorsi dal tribunale di Roma – è riuscita a riparare alle connivenze della politica durante il regime?

Penso di sì. Per noi sono stati importantissimi gli ultimi due (i processi Esma e Condor del 2003 e del 2007, ndr), perché anche se sono stati svolti in contumacia, sono stati ascoltati tanti testimoni e sono state emesse delle condanne. Si è saputa finalmente la verità, e si è fatta conoscere alla gente.

Qual è oggi l’atteggiamento dell’opinione pubblica argentina nei confronti di quel periodo?

Sono stati fatti tanti passi avanti: adesso nessuno ha più la possibilità di negare o di proclamare la propria ignoranza. Ma non è che tutti la pensino allo stesso modo. È un momento di discussione che ritengo costruttivo. Succede quasi sempre così con la storia, quando passa il tempo.

Ci sono forme di revisionismo?
Fortunatamente no. Di quello che è successo si discute, si parla ormai apertamente e senza alcun pudore.

Nei prossimi giorni Vera Vigevani Jarach parteciperà a conferenze, dibattiti e incontri nelle scuole. Oggi è a Firenze per il convegno della “Fondazione Basso”, il 25 a Livorno, il 27 a S. Anna di Stazzema e il 28 a Viareggio. Nel mese di novembre sarà invece a Torino (il 4), a Bologna (6), a Mirandola (8), a Verona (10). Infine il 13 novembre è attesa alla Sapienza di Roma.

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